Il Bloody Sunday

In Irlanda del Nord a partire dalla fine degli anni ’60 il clima politico era divenuto assai violento a seguito del conflitto che opponeva i sostenitori dell’appartenenza della provincia al Regno Unito ai fautori della riunificazione dell’Irlanda. I primi, detti unionists, nome in genere usato per indicare i protestanti della classe media, o loyalists, nome usato per indicare i protestanti della working class che diedero vita all’UVF e all’UDA, erano protestanti o di nascita protestante, discendenti dei coloni britannici giunti in Irlanda a partire dal XVI secolo, e costituivano i due terzi della popolazione nordirlandese. I secondi, detti nationalists o republicans (secondo le differenze di classe già viste per i protestanti), erano cattolici o di nascita cattolica, discendenti degli antichi irlandesi, ed erano il restante terzo della popolazione ma anche la grande maggioranza sull’intera isola. Da secoli gli unionisti detenevano il monopolio del potere politico e la gran parte delle risorse economiche, emarginando i cattolici. Nel 1970 l’organizzazione indipendentista irlandese IRA (Irish Republican Army) aveva cominciato una intensa azione di guerriglia contro l’esercito britannico e la polizia nordirlandese (RUC, Royal Ulster Constabulary), ritenuti difensori dello status quo e schierati con gli unionisti. Dal canto loro le formazioni armate unioniste (soprattutto l’UDA e l’UVF) facevano fuoco sui cittadini cattolici non riuscendo a individuare i membri dell’IRA. La vita civile era ulteriormente sconvolta dagli scontri di piazza che opponevano i giovani protestanti e cattolici, e questi ultimi ai reparti antisommossa dell’esercito britannico e della polizia.

Fra le tante norme speciali emanate dal governo unionista di Stormont (la sede del parlamento nordirlandese) per cercare di far fronte ad una situazione sempre più difficile, una in particolare aveva suscitato sdegno e opposizione tra i cittadini cattolici nazionalisti ed era quella che prevedeva l’internment, ovvero la possibilità per le forze di polizia di internare una persona a tempo praticamente indefinito, solo con l’ approvazione del Ministro degli Interni dell’ Irlanda del Nord, senza processo. La situazione era tale che già centinaia di nordirlandesi in gran parte repubblicani si trovavano in carcere senza alcuna prospettiva di essere rinviati a giudizio oppure rilasciati; la manifestazione di Derry (Londonderry per gli unionisti) era organizzata dalla NICRA (Northern Ireland Civil Rights Association) e in realtà era solo una delle tante che si tenevano nell’Irlanda del Nord (Ulster per gli unionisti) per protestare contro questa negazione di basilari garanzie procedurali. I paracadutisti, comandati dal Colonnello Wilford, avevano ordine di disperdere la manifestazione (non autorizzata) ed aprirono il fuoco, sostennero poi, perché fatti segno di colpi d’arma da fuoco. La sparatoria durò qualche minuto. Alla presenza di giornalisti e fotoreporter, si vide la folla disperdersi nel tentativo di sfuggire le pallottole, e per molto tempo si parlò della testimonianza di un ragazzo che fu ferito perché non poteva correre e mettersi al riparo.

Murale a Derry. Ritratto Padre Daly che sventola un fazzoletto bianco mentre tenta di portare in salvo Jackie Duddy, ferito a morte

Dopo la strage

La prima conseguenza della strage fu che la popolazione repubblicana cattolica del Nord Irlanda richiese a gran voce la protezione da parte dell’IRA, spostandone i consensi dalle organizzazioni pacifiche, che oltre a non essere autorizzate a scendere in piazza venivano letteralmente massacrate dai militari britannici e dai paramilitari lealisti. Nei quartieri cattolici di Derry e di altre città nordirlandesi c’era la fila per arruolarsi nell’ IRA, tanto che l’ organizzazione ebbe dei problemi ad assorbire tutte le reclute.

Londra richiese al Primo Ministro nordirlandese, il protestante unionista B. Faulkner, i poteri in materia di ordine pubblico e giustizia, ma al rifiuto di questi emanò una norma (detta “direct rule”, governo diretto) con la quale scioglieva il governo e il parlamento locali ed agiva direttamente, accrescendo ulteriormente da un lato la tensione e dall’altro i poteri dell’esercito e della polizia.

Una commissione d’inchiesta governativa, affidata a Lord Widgery, fu nominata per valutare i fatti del Bloody Sunday, ma non comminò condanne ad alcuno, accogliendo la tesi della difesa dei militari secondo la quale questi avrebbero risposto al fuoco, non avrebbero quindi attaccato per primi; in pratica, dell’accaduto, che quasi unanimemente è definito “strage“, non furono rintracciate responsabilità penali. E’ invece certo che nessuno dei dimostranti fosse armato.

Furono comunque molto pesanti le ripercussioni prodottesi presso la pubblica opinione già in madrepatria, dove la privazione di alcuni diritti costituzionali provocò ulteriore (e grave) dissenso, anche perché la discussa norma non era stata pubblicizzata come d’ordinario e molti inglesi non ne erano perciò a conoscenza prima d’allora, ed evocò una prevedibile ondata di simpatia, quasi di vicinanza nel cordoglio, per gli irlandesi.

La costante attualità dei fatti.

Memorial, il monumento a memoria nel Bogside di Derry

Unitamente all’esito della prima inchiesta, il fatto in sé rimane, a distanza di più di trent’anni, sospeso come una pesantissima ombra sui rapporti fra Gran Bretagna, Repubblica d’Irlanda, unionisti e repubblicani del Nord dell’isola, e tuttora l’argomento è trattato con malcelata tensione e vividissima attenzione.

Nel 1998 il premier inglese Tony Blair, probabilmente a margine delle trattative con il Sinn Féin, istituì una nuova commissione d’inchiesta che avrebbe dovuto esaminare nuove risultanze di indagine non note a Lord Widgery. La commissione è tuttora in lavori e ne è a capo Lord Saville di Newdigate; non ha ancora redatto la relazione finale (si tratta di un organo inquirente, non giudicante), attesa per l’estate del 2005. Nonostante siano trascorsi più di quattro anni, tuttora la commissione non ha concluso il suo lavoro. Un nuovo rapporto è atteso per il 2010

Nel Bogside, il quartiere di Derry in cui avvenne la strage, è nel frattempo stata creata una importante raccolta di murales, con ovvie finalità di memoria di questo e di altri fatti di sangue connessi al conflitto, il cui più famoso descrive Edward Daly (successivamente ai fatti, vescovo cattolico della città, noto anche per le sue coraggiose prese di posizione) mentre collabora al salvataggio dei feriti.

Il primo tra tutti a dedicare una canzone a tale, drammatico, evento è stato Paul McCartney con Give Ireland Back to the Irish, pubblicata il 25 febbraio 1972, seguito da John Lennon nel giugno dello stesso anno, nell’album Some Time in New York City. Successivamente, diversi anni dopo (1983) il noto gruppo musicale degli U2 ha dedicato ai fatti la celebre canzone Sunday Bloody Sunday. Nel 2002 il regista Paul Greengrass ne ha fatto un omonimo film.

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