Archive for ottobre, 2009

Gaelico Irlandese – Lezione n.1

giovedì, ottobre 1st, 2009

IL GAELICO IRLANDESE – La Storia

La lingua irlandese, comunemente chiamata gaelico o gaelico irlandese, in irlandese Gaeilge (Gaedhilge prima della riforma ortografica del 1948), è la lingua nazionale della Repubblica d’Irlanda.

È una delle tre lingue goideliche altrimenti dette lingue gaeliche. Tra queste vi sono il gaelico scozzese (compresa la sua variante, il gaelico canadese) e il mannese, la lingua dell’isola di Man. Appartiene al gruppo linguistico delle lingue celtiche insulari della famiglia delle lingue celtiche. Secondo l’articolo 8 della costituzione irlandese è la “principale lingua ufficiale” dell’Irlanda, poiché è la lingua nazionale. Dal 1º gennaio 2007 l’irlandese è anche una delle lingue ufficiali dell’Unione europea.

Gli esordi dell’irlandese sono per la maggior parte oscuri. Certo, è fuor di dubbio che l’irlandese è una lingua celtica, ma il modo e l’epoca in cui esso è giunto in Irlanda è oggetto di accese discussioni. L’unica cosa certa è che al tempo delle iscrizioni in alfabeto ogamico (quindi prima del IV secolo) in Irlanda si parlava già irlandese. Questo periodo linguistico molto antico viene definito irlandese arcaico. I processi linguistici che hanno influenzato l’irlandese antico, come l’apocope, la sincope e la palatalizzazione si sono sviluppati in questo periodo.

Generalmente si ammette che l’irlandese avesse un po’ alla volta soppiantato le lingue parlate precedentemente in Irlanda (di cui non si ha alcuna attestazione diretta, ma che hanno lasciato tracce come sostrato linguistico dell’irlandese) rimanendo l’unica lingua parlata nell’isola all´epoca dell’arrivo del Cristianesimo nel IV e V secolo. Si hanno le prove di contatti con la Gran Bretagna romanizzata. A questo periodo risalgono alcuni prestiti latini dell´irlandese, in cui si rispecchia la pronuncia regionale del latino nelle isole britanniche. Altre parole sono giunte in Irlanda nel periodo dell´irlandese antico (600-900 d.C.) con il ritorno in Irlanda dei perigrini . Si trattava di monaci irlandesi e scozzesi, che perlopiù si recavano in missione sul continente dove esercitavano attività monastiche. Questo antico irlandese, ricco di flessioni, mostra nella sua forma scritta un alto livello di standardizzazione e assenza di frazionamento dialettale.

A partire dall’arrivo dei Vichinghi, alla fine dell´VIII secolo, l´irlandese deve spartire l’isola con altre lingue, anche se dapprincipio in misura ridotta. Dopo le iniziali razzie e saccheggi, gli scandinavi si assimilarono in una misura che è tutt’oggi contestata (si insediarono soprattutto nelle città costiere come commercianti), lasciando tuttavia poche tracce nella lingua irlandese. Il numero di prestiti scandinavi ammonta a una sessantina.
I disordini sociali e politici di questo periodo vengono comunque visti come i maggiori responsabili del passaggio dall'”irlandese antico”, altamente standardizzato, all'”irlandese medio” (900-1200), molto diversificato nella grammatica. Questo si rifletté soprattutto sulla semplificazione delle forme flessive (per esempio. nei verbi), nella scomparsa del neutro, nella neutralizzazione delle vocali brevi non accentate e nell’ortografia assai eterogenea.

Più decisivo e duraturo è stato l’influsso dei Normanni dopo il 1169. Non a caso si parla, a partire dal 1200 fino al 1600 di “Primo neo-irlandese”, altrimenti detto irlandese classico. Nonostante i disordini all’inizio di questo periodo e la presenza prolungata dei Normanni nel paese, questa fase è caratterizzata da stabilità linguistica e ricchezza letteraria.

È vero che i nobili normanni si spartirono l’isola con alcuni signori locali, ma col tempo non riuscirono né a conquistare totalmente l’isola né ad assimilarla culturalmente. Soprattutto i territori ai margini occidentali e settentrionali erano perlopiù soggetti a tributi, ma dal punto di vista politico e culturale essi erano ampiamente indipendenti. L’inglese si era affermato solo nella zona di Dublino (chiamata in inglese “The Pale“) e di Wexford. Persino con gli statuti di Kilkenny (1366), che vietavano ai coloni di origine inglese di usare l’irlandese, la situazione rimase a lungo tempo immutata. Il fatto stesso che si sentisse l’esigenza di emanarli è significativo della situazione linguistica. Molte delle famiglie di origine normanna o inglese assorbirono, del tutto o in parte, le caratteristiche culturali del paese.

La situazione non cambiò sostanzialmente nemmeno con gli insediamenti programmati di agricoltori inglesi e scozzesi in alcune parti dell’Irlanda durante il XVI e il XVII secolo. Il popolo parlava per la maggior parte l’irlandese, la nobiltà l’inglese o l’irlandese. In questo periodo iniziò verosimilmente il lento calo dei parlanti irlandese nella popolazione. La cacciata degli ultimi nobili gaelici nel 1607 (Flight of the Earls) privò del tutto la lingua da ogni legame con le classi elevate. Dal punto di vista della storia della lingua inizia qui il neoirlandese o irlandese moderno.

Il fattore più decisivo dell’arretramento della lingua è stato tuttavia l’industrializzazione sviluppatasi a partire dal tardo XVIII secolo. La carestia che si era diffusa nelle campagne fu catastrofica. Chi infatti voleva ottenere qualcosa o in alcuni casi anche sopravvivere, doveva emigrare nelle città e imparare l’inglese. L’irlandese divenne, almeno nell’immaginario collettivo, la lingua dei poveri, dei contadini, dei pescatori, dei vagabondi. Questa evoluzione prese piede un po’ alla volta anche nei territori al di fuori delle città. A questo punto l’inglese cominciò sempre più a soppiantare l’irlandese.

Tentativi di far rivivere l’irlandese, attuati a partire dalla fine del XIX secolo e ancora più intensamente dopo l’indipendenza dell’Irlanda nel 1922, come pure il miglioramento dello status sociale dell´irlandese non sono riusciti ad arrestare questa tendenza, men che meno ad invertirla. Si deve comunque constatare che, se il numero di parlanti madrelingua è crollato vertiginosamente, il numero di irlandesi che conoscono l´irlandese a livello attivo e passivo come seconda lingua è notevolmente aumentato. Soprattutto nei grandi centri si trovano sempre più anglofoni che conoscono abbastanza bene, e in parte utilizzano, l’irlandese. Tra i fattori negativi della situazione linguistica del XX e del XXI secolo sono da annoverare la crescente mobilità delle persone, il ruolo dei massmedia e in parte la stretta rete sociale (quasi tutti i parlanti dell’irlandese si trovano in stretto contatto con anglofoni). Oggi si parla irlandese quotidianamente solo in piccole parti dell’Irlanda. Queste borgate, sparse a macchia di leopardo per lo più sulla costa a nord, ovest e a sud dell’isola, vengono denominate generalmente come Gaeltacht (pl. Gaeltachtaì).

Nel 1835 si calcolava che circa 4 milioni di persone parlassero irlandese. Il primo censimento esteso a tutto il paese venne comunque effettuato solo nel 1841, e non prevedeva domande circa la conoscenza dell’irlandese (si cominciò solo nel 1851). Nel 1891 la cifra di parlanti irlandese si era ridotta a circa 680.000, ma solo il 3% dei bambini tra i tre e i quattro anni parlavano irlandese. Il censimento irlandese del 2002 ha dato 1,54 milioni di persone (43% della popolazione) che affermano di conoscere l’irlandese. Di essi, non più di 70.000 sono di madrelingua e di essi non tutti parlano irlandese sempre e in ogni situazione. Oggi capita spesso che con gli stranieri o anche parlando coi bambini si passi a parlare in inglese. Perfino nelle Gaeltachtaí i bambini devono spesso imparare prima l’inglese, per volere dei genitori: “l’irlandese possono sempre impararlo dopo” è una frase che si sente ripetere di frequente. La contrapposizione numerica che ne risulta tra parlanti di madrelingua e parlanti una lingua come prima lingua è tipica per molte lingue minoritarie. In pratica tutti i parlanti crescono oggi bilingui irlandese-inglese.

Il Bloody Sunday

giovedì, ottobre 1st, 2009

In Irlanda del Nord a partire dalla fine degli anni ’60 il clima politico era divenuto assai violento a seguito del conflitto che opponeva i sostenitori dell’appartenenza della provincia al Regno Unito ai fautori della riunificazione dell’Irlanda. I primi, detti unionists, nome in genere usato per indicare i protestanti della classe media, o loyalists, nome usato per indicare i protestanti della working class che diedero vita all’UVF e all’UDA, erano protestanti o di nascita protestante, discendenti dei coloni britannici giunti in Irlanda a partire dal XVI secolo, e costituivano i due terzi della popolazione nordirlandese. I secondi, detti nationalists o republicans (secondo le differenze di classe già viste per i protestanti), erano cattolici o di nascita cattolica, discendenti degli antichi irlandesi, ed erano il restante terzo della popolazione ma anche la grande maggioranza sull’intera isola. Da secoli gli unionisti detenevano il monopolio del potere politico e la gran parte delle risorse economiche, emarginando i cattolici. Nel 1970 l’organizzazione indipendentista irlandese IRA (Irish Republican Army) aveva cominciato una intensa azione di guerriglia contro l’esercito britannico e la polizia nordirlandese (RUC, Royal Ulster Constabulary), ritenuti difensori dello status quo e schierati con gli unionisti. Dal canto loro le formazioni armate unioniste (soprattutto l’UDA e l’UVF) facevano fuoco sui cittadini cattolici non riuscendo a individuare i membri dell’IRA. La vita civile era ulteriormente sconvolta dagli scontri di piazza che opponevano i giovani protestanti e cattolici, e questi ultimi ai reparti antisommossa dell’esercito britannico e della polizia.

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Gaelico Scozzese – Lezione n.1

giovedì, ottobre 1st, 2009

Introduzione
B’ fheàrr Gàidhlig briste na Beurla cliste.
(Meglio il Gaelico accidentato dell’Inglese raffinato)

Ho preparato questo breve corso di base di gaelico scozzese riunendo insieme varie nozioni che ho appreso da vari corsi che ho trovato in giro per la rete, tutti in inglese e riportati nella sezione delle Fonti & Links. È molto utile conoscere la lingue inglese per imparare al meglio alcune sfumature del gaelico, anche se in alcune cose noi italiani siamo avvantaggiati: per esempio siamo abituati alla distinzione tra “tu” e “voi”, che in inglese non esiste. D’altro canto, gli inglesi sono avvantaggiati nell’apprendere il sistema delle preposizioni.
Per chi non conoscesse l’inglese ma volesse comunque apprendere le basi fondamentali di questa affascinante lingua, ho preparato qualche nozione in lingua italiana, senza le pretese di un corso completo, poichè anche i miei personali studi sono solo agli inizi.
In caso trovaste errori o incongruenze, vi prego di segnalarmeli. Grazie mille, e buon gaelico a tutti!
Rici Dìoghaltas Nì Saorsa

Saluti Gaelici

Hallò. – Ciao.
Madainn mhath dhuibh. – Buona mattina a voi. (formale, plurale)
Madainn mhath dhut. – Buona mattina a te. (informale, singolare)
Feasgar math dhuibh. – Buonasera/buon pomeriggio a voi. (formale, plurale)
Feasgar math dhut. – Buonasera/buon pomeriggio a te. (informale, singolare)
Oidhche mhath dhuibh. – Buonanotte a voi. (formale, plurale)
Oidhche mhath dhut. – Buonanotte a te. (informale, singolare)
Latha math. – Buongiorno.
Latha math dhuibh. – Buona giornata a voi. (formale, plurale)
Latha math dhut. – Buona giornata a te. (informale, singolare)

Slàn leibh. – Arrivederci a voi. (formale, plurale)
Slàn leat. – Arrivederci a te. (informale, singolare)
Mar sin leibh/leat. – Arrivederci a voi/a te.
Tìoraidh! – Bye!
Slànte mhòr agad – grande salute a te

Ma ‘se ur toil e – Per favore
Taitinn – Per favore
Taing. – Grazie.
Mòran taing! – Molte grazie!
Tha mi buidheach dhuibh/dhut – Vi/Ti sono grato
Tapadh leibh. – Grazie a voi. (formale, plurale)
Tapadh leat. – Grazie a te. (informale, singolare)
Tha mi duilich. – Mi dispiace.

Ciamar a tha ghein? – Come te la passi?
Ciamar a tha sibh? – Come state? (formale, plurale)
Ciamar a tha thu? – Come stai? (informale, singolare)
Ciamar a thu sibh/thu fhèin? – E voi/tu come state/stai? (enfasi con “fhèin”, accentua la risposta)

Tha mi math. – Sto bene.
Tha mi gu math, tapadh leibh/leat. – Sto abbastanza bene, grazie.
Tha mi gu dona. – Sto abbastanza male.
Chan eil mi math. – Non sto bene.
Chan eil mi gu math. – Non sto abbastanza bene.
Chan eil dona. – Non male.
Chan eil math. – Non bene.
Glè mhath! – Veramente bene! (In inglese, “very good”: vedi più avanti la differenza tra “Ro” e “Glè”)
Ro mhath! – Molto bene! (In inglese, “too good”: vedi più avanti la differenza tra “Ro” e “Glè”)